Sebbene diverse forme di combattimento a mani nude abbiano caratterizzato la storia del genere umano, la prima forma documentata di combattimento con poche regole è stato l’antico Pancrazio Greco che fu introdotto nei giochi Olimpici dell’antica Grecia nel 648 a.C.

Nel pancrazio lo scopo era battere l’avversario a mani nude, utilizzando tutte le proprie forze ed i contendenti avevano la possibilità di usare tutte le tecniche possibili. L’efferatezza di questo sport era tale che i due contendenti spesso arrivavano a lottare fino alla morte di uno di loro, mentre l’antagonista che vinceva era osannato e portato in trionfo dal pubblico. Dal Pancrazio Greco è derivato poi quello più violento delle società Etrusca e Romana, i cui combattimenti erano tenuti al Colosseo.
Fino al primo medioevo vennero messe statue a Roma e in altre città in onore dei lottatori di Pancrazio.
Nell’era moderna, combattimenti senza esclusione di colpi si svolsero in Europa e negli Stati Uniti alla fine del 1800 in fiere itineranti o in saloni di spettacoli musicali dove si scontravano lottatori di diversi stili (tra cui catch wrestling, lotta, pugilato e altri).
Tra il XVIII e il XIX secolo, nelle zone rurali degli Stati Uniti si sviluppò una forma di combattimento di strada a mani nude, senza armi. Conosciuto come “Rough and Tumble”, era un combattimento senza esclusione di colpi, famoso per la sua brutalità. Veniva anche utilizzato per risolvere una disputa in modo simile a un duello e i vincitori spesso diventavano eroi locali.

Un altro esempio di MMA è stato l’arte marziale Bartitsu, fondata a Londra nel 1898, che combinava stili di combattimento asiatici ed europei.
Per molti anni, la boxe e la lotta libera sono state le principali forme di sport da combattimento nel mondo occidentale. La questione di quale arte marziale fosse superiore è diventata un argomento di frequente discussione e dibattito.
Un combattimento interstile pubblicizzato avvenne alla fine del XIX secolo quando il futuro campione dei pesi massimi di pugilato Bob Fitzsimmons affrontò il campione europeo di lotta Ernest Roeber. Roeber ebbe una frattura allo zigomo, ma fu in grado di portare Fitzsimmons al tappeto e a finalizzarlo con una leva al braccio.
Si parlava già di mettere a confronto un lottatore di alto livello con un pugile di spicco fin dai primi anni del Novecento. In realtà, fu proprio l’audace sfida di Strangler-Lewis a Dempsey nel 1922, con tutto il clamore che ne seguì, a dare il via al concetto di incontro misto. Tiger Jack e Strangler non si affrontarono mai, nonostante il clamore e la pubblicità generati dai loro scontri verbali. Ma in seguito a questi scontri verbali, una pletora di competizioni miste tra pugili e lottatori esplose negli USA sulla scena degli sport da combattimento.

Centinaia e centinaia di questi incontri misti si sono svolti, soprattutto negli anni ’20 e ’30. Nella stragrande maggioranza dei casi, il lottatore sconfiggeva il pugile, sebbene ci fossero delle eccezioni. Nel 1935 il peso massimo di pugilato Kingfish Levinsky e il lottatore Ray Steele si affrontarono in un incontro misto che Steele vinse in pochi secondi. Nel loro incontro del 1938, il lottatore Jack Sherry costrinse il pugile Phil Scott ad arrendersi con una leva alla gamba.
Durante i primi anni del 1900, in combattimenti interstile, l’italiano Giovanni Raicevich, esperto di lotta, sconfisse Akitaro Ono, un campione giapponese di judo e ju-jitsu e Ad Santel, un campione di catch wrestling, sconfisse vari campioni giapponesi di judo.

Nei primi anni del 1900, in Europa, in Giappone e nell’area del Pacifico si disputavano incontri tra diversi stili marziali, come ad esempio pugilato contro ju-jitsu, che erano un intrattenimento molto popolare e in Giappone erano conosciuti come merikan, dall’adattamento nella lingua giapponese della parola “american”.
Dopo la prima guerra mondiale il wrestling professionistico si divise in due generi: “shoot” dove i lottatori combattevano realmente e “show” dove invece i lottatori si affrontavano in incontri simulati dall’esito prestabilito, in cui eseguivano azioni spettacolari per divertire il pubblico (da quest’ultimo derivò il moderno wrestling professionistico).
Il movimento che portò alla creazione delle attuali MMA ha origine in Brasile negli eventi di Vale Tudo e in Giappone negli spettacoli di Shootwrestling.
Il Valetudo nacque in Brasile negli anni ‘20 del 1900 con “le sfide dei Gracie”, promosse da Carlos ed Helio Gracie e continuate dai loro discendenti, con cui i membri di questa famiglia sfidavano i rappresentanti delle altre arti marziali per dimostrare la superiore efficacia della loro arte, il Gracie Jiu-Jitsu, che era un’evoluzione del Judo insegnatogli dal giapponese Maeda. Queste sfide, che a causa dell’eccessiva violenza con il tempo finirono per essere relegate nelle palestre di arti marziali, si svolsero principalmente a Rio de Janeiro dove ci fu un’accesa rivalità tra i rappresentanti del Gracie Jiu-Jitsu e della Luta Livre brasiliana, una lotta simile al catch wrestling.

In Giappone negli anni ‘70 furono organizzati diversi incontri di MMA dal wrestler professionista Antonio Inoki, allievo del famoso lottatore di catch wrestling Karl Gotch, che diede origine allo stile shoot nel wrestling professionistico giapponese e portò alla fondazione nel 1985 della organizzazione di MMA chiamata Shooto. Lo stesso Inoki nel 1976 iniziò a sfidare i campioni di altri sport di combattimento, affrontando e sconfiggendo il campione olimpico di judo e il campione del mondo dei pesi massimi di karate e pareggiando con il campione del mondo di boxe dei pesi massimi Cassius Clay.
Alla fine degli anni ‘60 e nei primi anni ’70, il concetto di combinare diverse arti marziali fu anche reso popolare dal famoso attore Bruce Lee. Lee credeva che “il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un judoka. Il miglior combattente è colui che può adattarsi a ogni stile, essere senza forma e avere un proprio stile senza seguire esclusivamente uno stile”.

Il brasiliano Rorion Gracie, della famosa famiglia Gracie, emigrò negli Stati Uniti dove introdusse il vale tudo fondando nel 1993 l’Ultimate Fighting Championship (UFC). L’enorme successo dell’UFC creò un’esplosione del vale tudo in tutto il mondo, particolarmente in Giappone, e una rinascita e un ritorno di popolarità di questo sport in Brasile dove furono creati due circuiti di vale tudo, il World Vale Tudo Championship (WVC) e l’International Vale Tudo Chanpionship (IVC).
Contemporaneamente in Giappone si diffuse lo Shooto e il successivo “Vale tudo Japan”, che Rickson Gracie vinse nel 1994 e nel 1995, la cui popolarità crescente diede origine nel 1997 all’organizzazione Pride Fighting Championships.

Con la nascita dell’UFC nel 1993 le MMA ottennero un popolarità internazionale. Nei primi tornei UFC si confrontavano combattenti di diverse arti marziali/sport di combattimento che volevano dimostrare la superiorità della loro disciplina e furono pubblicizzati come eventi il cui fine era individuare l’arte marziale/sport di combattimento più efficace nel combattimento reale. Gli spettatori di tutto il mondo rimasero stupiti nel vedere come in questi incontri quasi sempre prevalevano gli esperti di lotta corpo a corpo. Gli esperti delle discipline che oggi costituiscono il Grappling prevalevano facilmente sui loro avversari non colpendoli con pugni e calci, ma portandoli a terra e costringendoli ad arrendersi con strangolamenti o con leve articolari e senza provocargli alcun danno fisico. Fu una grande rivoluzione nel mondo delle arti marziali e degli sport di combattimento. Finalmente venivano smascherate le arti marziali-truffa ossia quelle arti marziali che fanno credere che si possa imparare a difendersi senza combattere mai. Fu possibile finalmente rendersi conto di quali erano le arti marziali veramente efficaci in un combattimento reale e quali erano solo bufale vendute, spesso a caro prezzo, da impostori e truffatori che sfruttavano l’ignoranza e la credulità dei praticanti. Le prime competizioni di MMA (in cui si combatteva a pugni nudi e con regole più permissive rispetto ad oggi) dimostrarono che tutte le arti marziali che non prevedono competizioni agonistiche (es. krav maga, wing tsun, ecc…) sono completamente inefficaci in un combattimento reale (per il principio: senza combattere non si può imparare a combattere). Ci fu un dominio assoluto delle arti marziali e degli sport di combattimento che prevedono competizioni agonistiche rispetto alle arti marziali che non prevedono competizioni agonistiche. Vi fu inoltre una grande rivalutazione degli sport di lotta (Grappling, lotta, brazilian jiu jitsu, ecc…). Sebbene originariamente furono organizzati con l’intenzione di scoprire quale era l’arte marziale/sport di combattimento più efficace in uno scontro reale senza armi, e per questo i combattenti si affrontavano con regole per la sicurezza minime, più tardi i promotori di questi eventi aggiunsero molte regole per aumentare la sicurezza dei combattenti e per rendere accettabile questo sport all’opinione pubblica.
Nei primi anni le MMA videro una grande varietà di stili marziali confrontarsi tra loro ma l’evoluzione dello sport ha selezionato le arti marziali/sport di combattimento più efficaci. Attualmente è universalmente riconosciuto che le discipline marziali migliori per prepararsi ad un incontro di MMA sono la lotta, la muaythai e la boxe per quanto riguarda il combattimento in piedi e il Grappling/Brazilian jiu jitsu senza kimono per quanto riguarda il combattimento a terra.
Nel 2005 un riconoscimento dell’efficacia delle MMA si ebbe quando l’esercito degli Stati Uniti introdusse le MMA nella formazione dei militari ed iniziò ad organizzare annualmente l’Army Combatives Championship, un torneo di MMA per i soldati.

Negli ultimi anni le MMA hanno raggiunto un’incredibile popolarità in Nord America e ormai le vendite in pay-per-view dei migliori eventi di MMA sono paragonabili a quelle dei più importanti eventi di pugilato.
I primi atleti italiani che hanno combattuto nelle MMA sono stati Michele Verginelli, Christian Scarci, Alessio Sakara e Filippo Stabile.

Alessio Sakara è stato il primo atleta italiano ad aver combattuto nella organizzazione più prestigiosa e più importante del mondo, l’americana UFC, in cui ha militato per lungo tempo disputando 15 incontri.

In seguito, altri atleti italiani sono riusciti ad entrare nella UFC:
Alessio Di Chirico (già campione mondiale dilettanti di MMA),

Marvin Vettori (primo italiano a giocarsi un titolo UFC e atleta italiano con più incontri, vittorie e main event disputati nella promotion),

Mara Romero Borella (unica donna italiana ad aver combattuto in UFC), Ivan Serati, Carlo Pedersoli Jr.,

Alen Amedovski, Danilo Belluardo, Manolo Zecchini.

Tra i fighter italiani in attività ad agosto 2026, degni di nota sono anche: Daniele Scatizzi, Dario Bellandi, Stefano Paternò, Michele Martignoni e, tra le donne, Chiara Penco, Micol Di Segni, Jasmine Favero.
La FIGMMA (Federazione Italiana Grappling Mixed Martial Arts), fondata nel 2009 da Saverio Longo e Vito Paolillo, è stata la prima Federazione che in Italia ha gestito, disciplinato e sviluppato le MMA, il Grappling e il Brazilian jiu-jitsu all’interno del CONI.

MMA ITALIA, fondata dall’ex Presidente della FIGMMA Saverio Longo, è l’erede della FIGMMA.



